La lezione torinese di Mario Draghi

Mario Draghi

“A Cavour fu sempre chiaro che il rapporto con l’Europa sarebbe stato fertile se il Paese avesse appreso a progredire e a crescere anche da solo. Altrimenti, la sua stessa indipendenza sarebbe stata compromessa”. Arriva da Torino, precisamente da Santena, una delle rare esternazioni politiche di Mario Draghi, da oggi presidente del Consiglio incaricato ancora in attesa di sciogliere la riserva. L’occasione fu il premio Cavour, conferitogli nel 2017, proprio nella casa del Conte primo ministro, nella cittadina in provincia di Torino.

Per Draghi, quindi, ci vuole un’Italia forte in Europa: un richiamo al Paese per prendersi le sue responsabilità, anche quelle che derivano dalla sua storia, senza cercare coperture e capri espiatori, soprattutto in periodi difficili che richiamano passati «cupi».

Secondo Draghi siamo «un Paese che ha avuto bisogno dell’Europa per conquistare la propria indipendenza e la propria unità  — ha detto riferendosi all’azione di Camillo Benso Cavour — e continuerà ad averne bisogno per affrontare le sfide che si porranno nel corso della sua esistenza. Ma non per delegare ad altri le proprie scelte. Nell’analisi di Draghi, il Vecchio Continente è oggi, come ai tempi dell’Unità d’Italia, in una situazione «di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale». In condizioni del genere, «è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica», che veda la presenza di diverse forze politiche e di diversi Paesi e governi «come momenti di forza e non di sterile condivisione del potere».

E parlando di Cavour, pare quasi avesse preannunciato alcuni compiti che tra pochi giorni potrebbero spettargli: «Il suo obiettivo prioritario fu la realizzazione di riforme del sistema economico, diremmo, con il linguaggio di oggi, riforme strutturali». Nel suo discorso, l’allora presidente della Bce è anche entrato in questioni prettamente politiche nazionali. Ha per esempio segnalato la sua preferenza per sistemi elettorali dai quali escano maggioranze e governi stabili e ha notato la difficoltà del Paese ad adottare una forma di governo maggioritaria. Qualcosa che nel dibattito storico molti hanno attribuito al lascito di Cavour stesso. «Ancora pochi anni fa — ha sostenuto — il “connubio” cavouriano è stato indicato come segno originario di una difficoltà strutturale del Paese a convivere con una competizione politica fra schieramenti contrapposti nel quadro dell’alternanza al governo, se non addirittura come matrice primigenia di un segno trasformistico ricorrente nella storia italiana».

Il Corriere della Sera, che riportò la cronaca dell’avvenimento, sottolinea che “da tutto il suo discorso a Santena si è capito che Draghi ritiene che l’Italia abbia bisogno di profonde riforme, di un cambiamento di notevole portata. Non solo le riforme economiche strutturali delle quali parla ogni volta che tiene una conferenza stampa e che in questo momento gli sembrano in stallo: anche di un cambiamento della prospettiva politica di istituzioni e partiti che per provincialismo, scarso europeismo e basso tasso di volontà riformista non sono adeguati alle necessità del Paese e dell’Europa. Letto bene, il discorso di Santena è una critica radicale alla situazione corrente dell’Italia. Qualcosa che forse Draghi non aveva mai espresso in termini così netti, per quanto moderati”.