L’acquerello solidale: l’arte di Maria Pia Galato Fransos
La scrittrice Tamara Brazzi incontra la pittrice: «Ho conosciuto Maria Pia a Palazzo Cisterna in un giorno speciale per me: era la presentazione del mio romanzo e sono rimasta colpita dalla bellezza di questa donna e dal suo fare elegante. Dopo qualche tempo l’ho rincontrata e ho visto le sue opere capaci di trasmettere il suo essere genuino, autentico. Nei suoi quadri si nota una mano guidata dai sentimenti e dal cuore».

In questa intervista, Maria Pia racconta di lei e di come, con la sua pittura, sia riuscita ad aiutare il prossimo.
«Sin da piccola mi piaceva disegnare, amavo i colori, il profumo della carta dei libri. Spesso mi estraniavo dalla realtà che vivevo, preferivo rifugiarmi nella lettura, entrare in un tempo che, per me, non aveva tempo. Ero stata definita una bimba ‘indaco’, il colore più indefinibile dell’arcobaleno, misterioso, sfuggente».

Maria Pia Galato Fransos è nata a Padova dove ha avuto una formazione umanistica-linguistica. Si è trasferita nel 1973 a Moncalieri, alle porte di Torino, dove oggi vive e lavora. La pittura per molti anni è stata solo una passione, vissuta come “uno sfogo dell’anima – racconta – ma a un certo punto, qualcosa è cambiato, qualcosa è scattato e mi ha fatto decidere di aprire il cassetto dei sogni e dargli un senso reale”. Così sotto la guida di grandi maestri come Rosanna Costa, Lia Laterza, Luciana Bey e Carlo Barbero, ha intrapreso un percorso diverso. “Loro mi hanno aiutata a esprimere le mie emozioni e le mie sensazioni, mantenendo intatti la mia individualità e il mio sentire e a sviluppare una mia tecnica specifica”.
UN PROCESSO DI TRASFORMAZIONE ARTISTICA
Per Maria è stato un processo di trasformazione, una metamorfosi: “Un cammino lungo, umile e faticoso, talvolta demoralizzante, talaltra inebriante. La caparbietà e la costanza mi hanno spinto in avanti e portato a diventare disegnatrice, pittrice e progettista”.
“Mai avrei pensato che dall’azienda paterna specializzata nella produzione di macchinari per la lavorazione delle lamiere, sarei stata invitata a esporre le mie opere in musei, pinacoteche e in mostre permanenti presso Accademie italiane e straniere”.


L’ARTE DIVENTA STRUMENTO DI SOLIDARIETA’
L’arte ha un magnifico potere, incanta l’anima, allunga lo sguardo su scenari nuovi, immaginifici, vicini e lontani. In più di un’occasione, la pittrice è stata invitata a partecipare a iniziative benefiche, sostenendo con la vendita delle mie opere Istituti di ricerca e di cura.
“Con ‘Scarpette rosse’ – spiega l’artista – sono riuscita a trasmettere un messaggio di solidarietà, consapevolezza e conoscenza delle attività per la Ricerca e la Cura del Cancro del Centro Ospedaliero di Candiolo (Ircc)”.
La sua solidarietà artistica si è estesa anche per i bambini di Casa Ugi: “Abbiamo cercato di portare ai bimbi malati e alle famiglie coinvolte sostegno economico, solidarietà, comprensione, coraggio e fiducia, per sopportare il dramma”. Altre iniziative di solidarietà sono state condotte per i più piccoli anche con l’Ain – Infanzia Nefropatica – dell’ospedale Regina Margherita. Con il Word Autism per i bambini dislessici e autistici. “Poi c’è stato il progetto ‘Identità violate’: per smuovere le coscienze sul tema della profanazione dei diritti umani e costituzionali”.
LA FORZA ESPRESSIVA DELL’ACQUERELLO

La tecnica di Maria Pia Galato Fransos è l’acquerello. Esplora anche altri metodi, come la tecnica mista e l’acrilico. La sua mano però predilige la leggerezza e la vitalità dei pigmenti diluiti, una tecnica pittorica che si è diffusa in passato soprattutto da chi viaggiava e stava all’aria aperta. “Uso carte preziose, di fattura artigianale, tele e tavolette di legno”.
LA MERAVIGLIA E LO STUPORE
“L’acquerello è la meraviglia dello stupore – racconta la pittrice -. Una tecnica apparentemente impalpabile quanto difficile. Rispetto all’olio o all’acrilico, non si basa sulla razionalità, ma libera il pensiero da sovrastrutture mentali, invitando l’osservatore a profonde riflessioni oltre la realtà e il tempo. I giochi d’acqua colorata, le luci e le ombre creano un racconto poetico”.
VENTICINQUE ANNI TRA RESPIRI E TANTI SOSPIRI

“Questo stile è stata una scelta perché corrisponde al mio impulso
creativo, istintivo e diretto, senza ripensamenti: un mezzo per raccontare le mie emozioni. In 25 anni di attività artistica, ho dipinto molti soggetti, tra respiri e tanti sospiri. Ho acquisito una tecnica personale. Per ora l’astratto non mi appartiene”.
“PROIEZIONI MECCANICHE”: IL TRIBUTO A TORINO E A PADOVA
“Una grande soddisfazione l’ho avuta con l’opera “Proiezioni meccaniche”, scelta dal Registro Fiat come prima di copertina per la rivista divulgata in tutto il mondo. Ho provato un’immensa soddisfazione per aver realizzato un simile progetto e averlo dato in omaggio alla mia città natale, Padova, e a quella della mia vita attuale, Torino. Ed ecco che così, in quelle opere c’è l’orologio astrale di Padova e La Mole Antonelliana torinese da cui sbuca la nuova Fiat 500”.
CONNESSIONE TRA POESIA E PITTURA
“Bisogna sempre ricordarci dei nostri sogni e vivere senza dimenticarli, specie in questo momento, in cui vampiri assetati di onnipotenza ci vogliono annientare. Pochi possono capirlo, ma noi salveremo il mondo attraverso i nostri canali aperti alla bellezza, all’arte e alla cultura. Il fato si diverte a formulare contrapposizioni di sentimenti, i poeti e gli artisti diventano ‘Folli’ e i folli sono considerati ‘Savi’.
Il mezzo artistico, a largo raggio, è un canale privilegiato per creare uno spiraglio tra il mondo dell’apparenza e l’essenza delle cose, per squarciare il velo che impedisce all’uomo di vedere e di capire ciò che è.
Aprire una breccia, che subito si richiude, attraverso la quale, per un solo attimo, chi guarda o sente, percepisce o intravede qualcosa di magico”.
LA MAGIA DELL’ARTE
“L’arte in tutte le sue espressioni è magia e non fa rumore, come gli abbracci e gli sguardi. Ama la quiete e il silenzio: l’acquerello è acqua e colore, come un fiore che sboccia sulla tela in silenzio”. “Con la mia pittura scandisco la realtà del quotidiano. L’artista in
genere è un grande osservatore e riflette molto anche quando non dipinge: Il suo terzo occhio è sempre vigile e vitale”.
MASCHERE E VENEZIA: IL LEGAME NELLA SUA PITTURA

“I miei volti mascherati rappresentano la parte più intima della mia
vita: ricordarla e riviverla. Il mio passato è stato a Venezia, dove ho lasciato giovani emozioni. Il futuro era un’incognita e il tempo sembrava fosse lungo e inesorabile”.
“Attraverso i miei ‘Volti mascherati’ ho rivisto emozioni del mio passato con la consapevolezza che ho oggi. Mi sono accorta che quello che avevo provato allora è ancora dentro di me. In quelle opere c’è la lotta per la vita, che è simile al mare: oggi calmo e placido, domani agitato e burrascoso. Mi ricordano da dove sono partita. L’ego del mio spirito rimbalzava sul foglio, restituendomi emozione e nutrendo la mia anima ancora priva di tante risposte”.
LA SPINTA ALLA CREAZIONE
“Stiamo vivendo un periodo epocale molto triste, dove mi domando se siamo esseri umani o squallidi camaleonti. Dobbiamo purificare l’animo e l’occhio affinché insieme riescano a contemplare la mano che crea e non distrugge, insieme con il cuore. Dobbiamo rispettare l’armonia del mondo. Oggi sto lavorando su una serie di animali selvatici, perlopiù aggressivi e maestosi, potenti: tigri, leoni, pantere, draghi acrilici su tela e tavolette di legno”.
I PROSSIMI APPUNTAMENTI
“Ho tante proposte, ma ho imparato ad essere selettiva e a scegliere con attenzione. Il prossimo appuntamento sarà a Torino nel mese di settembre alla mostra sociale organizzata dalla Promotrice delle Belle Arti”.
