Zito, il pittore degli ‘stick spinosi’: “Viviamo momento claustrofobico”
Il filo spinato nelle nuove opere d’arte: il 21 aprile a Parigi.
La scrittrice Tamara Brazzi incontra l’artista Salvatore Zito.
A Torino in uno splendido stabile del ‘700 troviamo l’atelier di un grande pittore: Salvatore Zito, uomo eclettico e dotato di grande talento.

Appena entrati rimaniamo sospesi in una dimensione che sembra portarci in un’altra epoca. Il fuoco del camino acceso illumina l’ambiente e lo rende ancora più accogliente. Alcune tele bianche sono pronte per diventare vive con i colori della mano del pittore e ci proiettano nel divenire di “un tempo senza tempo”. Rimango colpita da questi quadri unici nella loro stilistica e mi accingo a conoscere l’autore, non solo attraverso alle sue opere.
Tra i soggetti prediletti di Salvatore Zito si distingue lo “stick” nella classica forma del Pinguino, il gelato da passeggio con il bastoncino rielaborato dalla sua creatività. Dal 1997 ad oggi, gli stick dell’artista sono un’infinità, con diverse dimensioni e tecniche, proposti in molteplici interpretazioni: vedute di città, ritratti, animali, vegetali, molti sono spinosi, hanno aculei, quasi a ricordare l’aggressività insita nella natura. Quadri che sembrano essere vivi di cui Zito è il creatore.
Negli ultimi due anni l’arte è stata messa da parte: non ha avuto ruolo nella comunicazione, come può tornare a essere centrale con la potenza visiva dei suoi messaggi?
L’arte, da almeno trent’anni, è diventata importante per tutti, dalla casalinga, al professionista. Rispetto al passato, però, la differenza sta nel fatto che oggi tutti entrano nei musei, ma pochi si inseriscono in un dialogo con la vera essenza dell’arte. Ritengo sia un fenomeno più mondano che culturale, un po’ come andare al Salone del libro o alla Biennale di Venezia.
Il nostro compito, come artisti, è far sentire gli altri vivi.

Qual era il suo sogno da bambino?
Da bambino volevo fare il pittore, è materia vocazionale. Ero appassionato del Risorgimento e del fumetto: una vena classica e un’altra pop. Mi piaceva Giuseppe Verdi con la sua barba incolta e il suo abbigliamento. Ma leggevo con ammirazione i primi fumetti Criminal. Ho iniziato dipingendo le nature morte, partivo dalla copia del vero come osservatore e la trasformavo in realtà. Ho sempre pensato che le composizioni con fiori e frutta fossero i modelli peggiori perché durano poco.
Poi sono giunto a dipingere “il gelato con bastoncino” che secondo me dura quanto la bellezza, un istante.
Sono sempre stato un pittore curioso e ho spalmato la formazione classica a 360 gradi nella mia pittura.
Un’opera particolare è lo stick spinoso: un gelato di colore verde, ricoperto di spine come il cactus. Il cactus rappresenta la nostra parte più intima, difesa dalle spine che ognuno di noi indossa come protezione.

Su cosa sta lavorando adesso?
Sto preparando una personale: a Parigi, il 21 aprile presso la Galleria Art Research Paris 174, rue du Faubourg Saint-Honoré.
Sono molto contento di presenziare in una città come Parigi, icona di stile e eleganza, per un pittore è un’ottima cornice.
Da cosa trae l’ispirazione per il tuo lavoro, sia nelle opere precedenti, sia in quelle in cui ti stai concentrando oggi?
Nel 1991 ho vinto un premio nazionale della pittura organizzato dalla Gam di Torino. Crescendo, ho sviluppato una ricerca molto sottile e posso affermare che mi è sempre piaciuto viaggiare con i mezzi della pittura, sino a fondermi con la tela e i colori, diventando un tutt’uno.
Come vive il momento critico come quello attuale? Pensa che lo tradurrà in una nuova opera?
Il pittore inconsciamente e consciamente traduce quello che vive, nei miei ultimi lavori con il filo spinato rappresento proprio questo momento claustrofobico che stiamo vivendo. Gli ‘stick’ con filo spinato, che porterò a Parigi, sono le mie nuove quattro opere, in cui il senso estetico è esaltato dalla leggerezza visiva.

Come si definisce?
Mi definisco un pittore di formazione classica che poi ha giocato. Vivo l’arte classica come cultura, prendendone le giuste distanze.
Come vede l’arte oggi?
Il mercato dell’arte contemporanea è assai complesso per poterlo descrivere con due parole. Il dilemma oggi è avere il coraggio di sposare fragili opere con solide cause: sostenere l’arte meno blasonata ma molto significativa. Bisogna investire tante energie per un mondo all’insegna della pittura.

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato la sua formazione? Chi l’ha ispirata di più?
Sono abbagliato dalla storia della pittura in generale. La mia visione nella pittura riprende tutti gli stili.
Verner è un pittore che amo, anche Tiziano, spesso la storia dell’arte l’apprendi attraverso chi la sa guardare: sono i tuoi occhi che vedono la vera essenza dell’opera. Per esempio, un tempo le modelle erano sempre le stesse ma ogni pittore le dipingeva in modi diversi, Giorgione in un modo, Tintoretto in un altro. Il più grande è stato Leonardo.
La sua formazione?
Vivo e lavoro a Torino. Mi sono diplomato in pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti, dove sono stato titolare della cattedra di Decorazione. Ho una formazione tradizionale di base e applico queste mie peculiarità a tutte le esperienze artistiche che mi trovo ad attraversare.
C’è un aforisma che l’accompagna?
L’effimera bellezza incastonata in uno stick.

Se dovesse dipingere Torino come la raffigurerebbe?
“I Love Torino” è una collezione intera, congelata in uno stick, protetta da una glassa che la avvolge. Questo è l’omaggio alla mia città.
Parigi anche è la sua città?
Adoro Parigi, ma anche Venezia, una città sospesa sul mare; mi piace camminare per le calle veneziane, sentire il calpestio dei miei passi.
Arte e amore, qual è il suo legame?
Il mio “fare pittura” lo vivo come se fossi un sacerdote: come se facessi una preghiera tutto il giorno. Infatti la mia giornata inizia davanti a un cavalletto e se così non fosse, non mi sentirei me stesso. L’arte è uno strumento che mi fa stare bene, il dipingere è un processo concettuale assoluto. Per farlo ci vuole una grande capacità interpretativa e di osservazione della realtà attuale. La mia tavolozza mi porta lontano e mi fa viaggiare.
*Scopri l’artista sulle sue pagine social: Instagram – Facebook
