Daniel McVicar porta Hollywood a Torino

L’intervista.
Daniel McVicar è un attore di hollywoodiano, lanciato sul piccolo schermo dalla soap opera più seguita al mondo “Beautiful”. Nato e cresciuto in Missouri, si trasferisce in California dove intraprende gli studi all’Institute of arts e in seguito vola a Hollywood dove studia con Lee Strasberg, Paul Sills, Stella Adler e con altri grandi actor coach.
Dopo qualche tempo diventa uno dei protagonista di “Beautiful”, suo trampolino di lancio. E il suo nome viaggia in tutto il mondo . E così, per nostra fortuna, Daniel arriva anche in Italia, per recitare nel “Il silenzio dei prosciutti” (regia di Ezio Greggio). Lo vediamo poi trasformarsi in un uomo litigioso in “Svitati” e in molti altri ruoli, perché Daniel vanta tanti film e programmi televisivi nella sua lunga carriera.
Ciao Daniel, sei nato e cresciuto negli Stati Uniti, come è stata la tua gavetta?
Sono nato a Independence, nel Missouri, ma da quando avevo cinque anni ho vissuto a Colorado. Fin da ragazzo amavo la recitazione. Per questo, seppur giovanissimo, mi sono trasferito a Los Angeles e mi sono iscritto all’Actors Studio, così ho studiato con un grande maestro Lee Strasberg. Non solo, ho avuto anche il piacere di imparare da Paul Sills e da Stella Adler. Dopo poco tempo ho firmato un contratto di dieci anni per girare la soap opera “Beautiful” da quel momento ho iniziato a girare il mondo.
Dal piccolo schermo è arrivata la fama internazionale?

Sì, “Beautiful” è la soap opera più seguita in assoluto e tra le più longeve, trasmessa in 100 paesi del mondo. Quando facevo parte del cast sono stato nominato ambasciatore della soap e così ho partecipato a tutti gli eventi e le manifestazioni intorno al globo. Però una volta arrivato in Italia, me ne sono letteralmente innamorato. Qui c’è una simpatia travolgente e la cucina è divina.
Cosa ne pensi delle soap opera italiane?
La produzione delle soap opera sono un po’ complicate, le riprese durano circa cinque settimane a differenza delle fiction. Credo che l’Italia realizzi un buon prodotto, coinvolgente e soprattutto fatto da grandi professionisti. Personalmente, ovunque lavori, mi sento sempre a casa. Non importa dove sono, per esempio ho girato tanto in Polonia, in Russia. Per me non è importante la lingua con cui si gira, conta la magia che si crea nel tempo sul set.
Dove vivi esattamente?
Vivo a Torino, perché mi sono sposato con una donna torinese. Ho divorziato, ma dalla nostra unione è nato mio figlio, ecco il perché abito ancora a Torino.
Cosa ti lega a Torino, a parte la famiglia?

Io cerco di fare in modo che Torino diventi Hollywood, in questo ultimo periodo sono stato molto riflessivo. Non voglio fare il divo, sono un attore perché è la mia passione, la mia ragione, la mia linfa. Per questo organizzo corsi di formazione in cui cerco di trasmettere, non solo la mia esperienza hollywoodiana, ma anche la mia filosofia di vita, i miei sogni. Amo condividere tutto questo con i miei allievi.
Il tuo piatto preferito torinese?
In generale mi piace tutta la cucina italiana, come gli spaghetti alla carbonara (mi sono specializzato in questo piatto). Un buon brasato o i plin accostati ai tartufi sono una delizia, dei veri ‘gioielli’ per il palato. Credo che la cucina piemontese sia più autunnale, a differenza di quella napoletana che la sento più estiva.
Adoro la cucina e sono un bravo cuoco. Ho lanciato un canale YouTube in cui mostro come cucino ma ci sono tante altre sorprese che però rivelerò strada facendo.
Cosa cambieresti di questa città?
Non cambierei nulla, vedo tante potenzialità di questa città, dall’Università, al Politecnico, che ogni anno forma grandi studiosi della tecnologia. Ecco punterei molto sullo sviluppo tecnologico, investirei maggiormente nelle risorse per strutture analoghe al Politecnico.
Se dovessi disegnare Torino, come la raffigureresti?
Torino la disegnerei seguendo le linee armoniose di una donna, come la mole Antonelliana, figura imponente, austera. Anche se l’impronta della città è maschile, in quanto l’identità di questa città la collego alla figura dell’Avvocato Agnelli. Confido molto nei talenti che usciranno dal Politecnico e contribuiranno a uno sviluppo tecnologico per creare nuove opportunità e forme di business.
Se dovessi girare un film a Torino che genere di film gireresti?
Girerei una commedia leggera, ma anche romantica, ma nessun horror. Chissà magari omaggerò questa città con un film comico su un uomo di Hollywood a Torino.
Quanta ‘torinesità’ c’è in te?
Devo dire che i torinesi si esprimono in modo corretto, anche troppo, (sorride ndr.) credo che la lingua italiana utilizzi troppi congiuntivi. Battute a parte, Torino è una città riservata, cortese e io mi sento un americano a Torino.
Progetti per il futuro in città?
Come anticipato, sto preparando un canale di cucina su YouTube legato anche al territorio torinese. Cucinerò dei piatti, diventerò una forchetta curiosa in giro per il mondo per celebrare la cultura del cibo.
Differenze che noti tra il cibo americano e quello torinese?
Tutti i miei amici mi invidiano perché vivo in Italia, per il cibo e il vino.
Parteciperesti a un reality italiano o americano?
Dipende da quanto pagano (sorride ndr.). Ho già partecipato a dei programmi, come “L’isola dei famosi” e a un talent sul ghiaccio. Ecco non farei “Il Grande Fratello”. Indubbiamente preferisco girare dei film, a livello europeo o in qualsiasi altra nazione, in inglese, sono un attore.
Ho diverse proposte da valutare, spesso sono a Roma, non solo per lavoro, ma anche perché ho tanti amici. Sono di nuovo stimolato e ho voglia di fare.
Cosa auguri ai lettori di Sorridi Torino?
Il mio augurio è: godetevi la vita, perché credetemi la vita è bella, bella!
