Beppe Braida e i suoi progetti dopo l’Isola dei famosi
L’Intervista al vip del reality show.
Beppe Braida, comico e conduttore torinese, ha dovuto lasciare il reality “L’isola dei famosi” per motivi familiari, in quanto il papà ha contratto il Covid-19, ma fortunatamente oggi le sue condizioni sono migliorate. Oggi Beppe racconta la sua avventura a Sorridi Torino e con lui scopriamo cosa gli è rimasto di quella esperienza, interrotta bruscamente, i legami le falsità di uno show televisivo. Ma anche il suo rapporto con la sua città, Torino.

Beppe ha calcato i palcoscenici dei migliori spettacoli di cabaret della televisione italiana, da “Zelig” a “Striscia la Notizia”, da “Colorado” a “Buona Domenica”, passando per “Lucignolo”. Numerose le sue partecipazioni sul piccolo e grande schermo: “Finalmente Natale”, “Finalmente a casa”, “Miss Muretto”, “Tutti pazzi per la tele”, “Nirvana”, il film di fantascienza firmato da Gabriele Salvatores, (sicuramente tutti ricordano la frase: “ATTENTATO, ATTENTATO”).

Prima del Coronavirus fermasse il teatro, Braida era in tour con il suo spettacolo “One Man Show”. Poi con l’arrivo della pandemia, il sipario è sceso e i riflettori si sono spenti su tutte le scene.
Quando ho intervistato Bradia, l’ho trovato un po’ provato, sia fisicamente per le imprese sull’Isola, sia mentalmente per lo spavento legato al virus che ha colpito suo papà. Beppe, però, ha dimostrato di essere un uomo forte, ancora una volta. E con la sua simpatia e disponibilità ha deciso di raccontarsi sulle nostre ‘pagine’.
Rifaresti l’Isola dei famosi?
È stata un’ esperienza bellissima sotto tutti i punti di vista, ma riflettendo non mi appartiene molto questa politica tipica dei reality, impostata sulle liti, gli scontri e le polemiche.
Parteciperesti a un altro reality?
Solo in veste di inviato.
Cosa ti ha lasciato l’Isola?
Per un mese mi è stato tolto tutto e ho iniziato ad apprezzare e ringraziare per ogni cosa, anche di avere una casa. Ho focalizzato un pensiero, che sembra semplice e scontato, ma non lo è: a volte diamo tutto per scontato, in quei momenti sull’Isola ho capito il valore e l’importanza della famiglia, delle amicizie, degli amori veri.
Cosa hai mangiato appena tornato dall’Isola?
Un pacco di biscotti
Sull’Isola si sono creati dei legami. Sono veri?
Ci hanno definito “il branco” e in un certo senso lo eravamo per un semplice motivo: abbiamo vissuto insieme da metà febbraio a metà marzo, condividendo tutto e niente. Una sorta di convivenza forzata. Ma credetemi in certe occasioni ci si lega veramente.In particolare ho stretto un’amicizia con Valentina Persia, Awed, Gilles Rocca, Daniela Martani e per quanto mi riguarda i legami andranno avanti nel tempo.Dimenticavo, mi sono innamorato di Valentina, sull’isola era diventata ufficialmente mia moglie … (sorride ndr.).
Chi abbiamo visto sull’Isola? Eri vero, sincero, Beppe?
Sì, non ho indossato nessuna maschera, a scapito della notorietà o della possibilità di avere ospitate in televisione. Sono proprio così.
Hai abbandonato l’Isola perché tuo padre non stava bene, in quanto ha contratto il covid e anche la tua mamma. In quel momento che cosa ha prevalso in te?
La mia famiglia viene prima di tutto, è al di sopra del denaro, del successo e della visibilità. Certi valori non li puoi comprare, fanno parte di te.
Cosa pensi quando Dayane del Grande Fratello, dopo l’annuncio della morte del fratello, ha continuato a giocare all’interno della casa?
No comment.

Come sta tuo papà?
È uscito dall’ospedale dopo un mese e ora grazie a Dio sta lentamente recuperando. Ringrazio tutti i medici e gli infermieri che si sono occupati di lui e di tutte le persone malate.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto scrivendo il mio primo romanzo, nato in piena quarantena e chiaramente vorrei che il debutto fosse nella mia splendida città, Torino. Lo sto ultimando e posso dirvi il titolo in esclusiva: “Come due aquiloni”, edito da La Valigia Rossa edizioni.
Di cosa tratta?
Racconta la storia di Marco, un uomo affermato, che dopo tante peripezie incontra l’amore. Metto in evidenza la paura di amare: a volte per mancanza di coraggio si lascia andare l’amore di una vita.
Ti identifichi nel personaggio principale?
Una parte di me è sinceramente presente nel romanzo, un’altra è frutto delle esperienze raccolte negli anni, delle confidenze che tantissime persone, che ho conosciuto girando l’Italia, mi hanno fatto.
Complimenti Beppe per la tua prima opera letteraria, sai quando uscirà?
Credo a breve e non vedo l’ora, perché è un altro modo di esprimermi e condividere con voi il mio “fanciullino” creativo.
Credi nell’amore?
Profondamente, credo anche che alcune persone credono di amare, ma in realtà confondono l’amore con la rassegnazione.
Tu sei un attore cabarettista torinese, cosa ti tiene legato a questa città?
Sono fortemente legato a questa città. Avrei potuto andare a vivere a Milano, ma non l’ho fatto. Mi piace l’eleganza di Torino: è come una bellissima donna che sembra inarrivabile, a tratti austera, ma che in realtà è semplicemente riservata e regale. Ha una curva sinuosa che scende dalla collina, per poi risalire facendoti perdere lo sguardo verso le Alpi. Amo Torino e l’aria sabauda che si respira nelle sue vie. Ne sono orgoglioso: è una grande città. Qui sono nati il cinema, la moda, la televisione; a Grugliasco, al parco ‘Le serre’ ci sono ancora i muri originali dello stabilimento cinematografico. Finalmente oggi la mia città è rinata, incontra ancora delle difficoltà, ma c’è la sinergia di tante volontà per rilanciarla
Quali sono le differenze tra Torino, Milano e Roma?
Noi torinesi abbiamo un eccesso di riservatezza, che ci contraddistingue dalle altre città. Purtroppo l’eccesso di riservatezza a volte viene frainteso come una sorta di freddezza e di distacco, se non addirittura di inattività. Noi discendiamo dai Savoia e probabilmente è per questo che abbiamo un atteggiamento regale.
Non copierei nulla da altre città, dal momento che tutti hanno copiato le nostre idee. Il problema, credo sia a livello istituzionale, in quanto le istituzioni non sono state in grado di mantenere le nostre invenzioni, facendoci diventare una città priva della capacità di sviluppare iniziative in scala più ampia e in grande stile.
Cosa dovrebbe fare Torino per affermarsi maggiormente?
Ci vorrebbe una situazione istituzionale che investisse maggiormente nelle risorse di questa città. Le Olimpiadi sono state un lancio, a breve ci saranno i mondiali di tennis. Bisognerebbe organizzare grandi eventi a livello internazionale, non solo essere preparati ad accoglierli, ma inventarne di nuovi.
Il luogo più bello
Piazza Castello per la sua eleganza per il suo splendore
Il tuo cibo torinese preferito
Tajarin con il sugo d’arrosto.
Cosa ti manca a Torino?
Mi piacerebbe festeggiare un Capodanno a Torino, perché l’ho festeggiato ovunque ma mai a Torino.
Cosa auguri a Torino e a noi di ‘Sorridi Torino’?
Che questo virus evapori e che tutti possano godere della grande bellezza di Torino.
