Medicina estetica, basta divismo, arriva il ‘selfismo’
Ecco come cambia con il Covid e i social media. Intervista al chirurgo Alessandro Rivolin.

La medicina e la chirurgia estetica si evolvono e a cambiare è soprattutto la percezione della bellezza. Un concetto che s’instrada sempre più in quello di benessere: stare bene con sé stessi, con agli altri, ma soprattutto sintonizzarsi con l’immagine interiore che ognuno ha di sé.
L’approccio non è più trasformativo, ma armonico e predilige la naturalezza e la personalizzazione. Si passa dal desiderio di assomigliare a qualcun altro preso a modello, alla capacità di individuare la versione migliore o migliorata del proprio aspetto, grazie anche all’uso dei social network e ai tanti filtri a disposizione, che levigano la pelle, alzano gli zigomi, ingrandiscono lo sguardo e rimpiccioliscono il naso.
E’ l’era del ‘selfismo’.
Se una volta, le icone di bellezza di cinema e tv erano l’esempio a cui ispirarsi per labbra, naso, seno e fondoschiena, oggi in studio dal medico estetico non ci si presenta più con i ritagli delle riviste in mano, ma con il cellulare e un selfie, modificato secondo un certo tipo di filtro ‘bellezza’.
Anche la pandemia però ha contribuito alla crescita del settore dell’estetica. I dati segnalati nel 42esimo Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) mostrano un aumento di interventi del 25% nel 2020 rispetto al 2019.
Di questa nuova tendenza ne parliamo con il chirurgo plastico ed estetico Alessandro Rivolin, che vanta una lunga carriera: 15 anni al Cto di Torino e 10 al Centro tumori di Candiolo per la ricostruzione del seno, oggi esercita come professionista privato in corso Massimo D’Azeglio a Torino. I risultati di alcuni dei suoi interventi si possono vedere su Instagram.
-Durante la pandemia sono cambiate le richieste estetiche?

“Le richieste di interventi a carattere estetico sono aumentate moltissimo in questo anno e mezzo. Lo smart working o l’home working ha permesso di
avere più tempo per la convalescenza. Riprendere a lavorare stando a casa è un modo per vivere l’intervento con più tranquillità e non mostrarsi subito al ‘pubblico’ dei colleghi. Quindi molte persone hanno deciso di fare quell’intervento che rinviavano da tempo.
Ma non è solo questo. C’è una crescente attenzione verso la bellezza, potenzialmente data anche dal molto tempo trascorso in video call e sui social: vedersi continuamente su uno schermo, fa sì che ci si accorga maggiormente di come si appare e sotto la ‘lente’ ci sono sempre i nostri difetti”.
-Perché oggi si fa ricorso agli interventi estetici?
“È cambiato l’approccio e si è abbassata l’età di chi ricorre a interventi estetici. L’obiettivo è una bellezza naturale, un viso meno stanco o un corpo rimodellato. Rispetto al passato la fascia d’età è molto più ampia e la maggior parte delle persone desidera migliorare il proprio aspetto per sentirsi meglio con se stessa”.
-Chi sono oggi le pazienti?

“Venti o trenta anni fa erano perlopiù le donne avanti con gli anni a ricorrere al bisturi, dai 60 in su. Oggi dipende dal tipo di intervento, ma complessivamente l’età media è scesa. Non è insolito trovare giovani di 20-25 anni che desiderano rifare il seno oppure che vogliono intervenire sulle labbra. Anche per il lifting o la blefaroplastica, l’età è scesa a 45-50 anni. Questo contribuisce indubbiamente a risultati molto più conservativi e naturali. Va da sé che essendoci meno da tendere, l’effetto è molto più equilibrato e naturale”.
-Si può parlare di ‘selfismo’ come nuova tendenza dettata dai social?
“I social media, Instagram in particolare, sono uno strumento che ha rivoluzionato il modo di vedersi. Gli innumerevoli filtri permettono di modificare la propria immagine migliorandola e permettono di indentificare più facilmente i difetti o ciò che non ci piace e anche a correggerli digitalmente. Vale soprattutto per il viso e meno per aspetti legati alla fisicità. Sono media che contribuiscono a veicolare immagini ed è più facile che i più giovani trovino lì i propri riferimenti o sappiano addirittura crearli”.

-Qual è il ruolo del medico oggi?
“Il medico è un consulente e spetta a lui mediare tra l’aspirazione e l’esito raggiungibile. È nostro compito sapere se si possono ottenere i risultati desiderati, perché tutto dipende da qual è il punto di partenza e da quanto si vuole intervenire. Si può migliorare moltissimo, ma a fronte di una corretta e giusta informazione”.



