La bellezza dal ‘500 a oggi: trucchi e ricette di cortigiane e nobili
di Tamara Brazzi, scrittrice e storica.
Dalle forme morbide a quelle atletiche e toniche: la bellezza nel tempo è cambiata. Ed è cambiato anche il concetto di silhouette, se prima la prosperità fisica era metafora di quella materiale, ricchezza, salute e fecondità, oggi, a distanza di secoli, la forma fisica diventa sinonimo di cura di sé, benessere, attenzione alimentare. Insomma non è fatto nuovo che siano cambiati i canoni. Ma insieme all’estetica e ai suoi significati, è cambiata anche la cosmetica e i trucchi adottati dalle donne per apparire.
Con Tamara Brazzi, scrittrice e storica della figura femminile, ci tuffiamo nelle mode e nei trucci estetici della donna nel Rinascimento.
La bellezza da malefica negatività a bontà d’animo: il Rinascimento

Il Rinascimento è l’epoca della svolta per la bellezza della donna. Nel secolo precedente l’avvenenza femminile era considerata demoniaca. Motivo? Gli uomini perdevano la testa e questo non giovava alla loro condotta: un’influenza negativa, almeno per l’imperante morale religiosa di allora. Nel periodo successivo, nella cultura rinascimentale appunto, la bellezza riprende importanza e ha rilievo soprattutto nella vita sociale. Tanto da diventare sinonimo di una bellezza interiore. Una concezione agli antipodi: da segno di malefica negatività a indispensabile bontà d’animo. Preziosa, ancora di più, nei ceti elevati, in cui si eleva a indice di buoni costumi e nobiltà, una qualità di cui anche chi stava vicino a una bella persona poteva beneficiare.
Da quel momento apparire belle ha valore, è obiettivo da perseguire. Si creano norme e canoni precisi: regole da rispettare che restano valide almeno per i tre secoli a seguire.
La depilazione con la calce e i minerali
Per raggiungere i canoni del tempo di bellezza assoluta, le donne si sottoponevano a rigide procedure. Insomma dovevano soffrire. Chissà se già allora c’era il detto: se bella vuoi diventare un po’ devi soffrire? Per esempio la depilazione si faceva con calce e orpimento. Donne come Veronica Franco, cortigiana Honesta, e Gaspare Stampa, poetessa, in alcuni racconti, parlano di questa pratica definendola una “tortura cosmetica”.
Gusci d’uovo e grassi animali per una pelle diafana
Nel Rinascimento si dava molta importanza al colore della pelle, che doveva essere bianco latte per ricordare la femminilità. Oggi invece al contrario cerchiamo di aver e mantenere più a lungo possibile la tintarella estiva perché ci fa apparire più belli e sani, meno smunti e senza occhiaie.
Allora però il bianco era emblema di ceto potente, era da ricchi. Solo le donne più umili erano abbronzate, perché stavano all’aperto, nei campi. Ma attenzione, non tutto il corpo doveva essere candido: solo il viso, il collo e le dita e dovevano presentare anche zone sfumate di rosa, anche rossastre, per segnalare la buona s
alute. E via di unguenti e polveri. Per sbiancare la pelle si usava il limone, il guscio dell’uovo per una esfoliazione profonda e i grassi animali.
La ricetta di bellezza di Caterina de’ Medici

Famose sono le ricette di Caterina Sforza e Caterina de’ Medici che racchiuse i suoi segreti di bellezza in un volume scritto nel 1560 “Per avere mani bianche, lisce e morbide”.
Ecco un passaggio:
«Haverai mani bellissime et bianche et morbidissime se avrai costanza di usare di questa salutare pomata. Prendi due pomi maturi di qualsivoglia qualità e divideteli in quarti dopo averli nettati della pola e del torsolo. In uno spicchio dei pomi suddetti affonda un chiodo di garofano e metti le mele a bagno in acqua di rose, da comprarsi dalla speziale e fa sì che l’acqua di rose copra appena le mele. Lascia in bagno un intero giorno e quindi fai bollire peri dieci minuti. Quindi togli i chiodi di garofano schiaccia bene la polpa, unisci un poco di farina di frumento, tanto da farne una pappetta un po’ densa e sopandila sulle mani. Lasciala anche una intera ora e poi risciacquare con acqua tiepida».
Una ricetta che potrebbe tornare valida anche ai giorni nostri. Provare per credere.
Peli di talpa per le ciglia e urina e aceto per schiarire i capelli
Il make up era fondamentale: il trucco agli occhi era imprescindibile, fulcro del maquillage femminile del viso.
Le signore del ‘500 infoltivano le ciglia con i peli di talpa, resistenti e malleabili, venivano intinti nell’inchiostro scuro, così da accentuare la profondità dello sguardo.
I capelli erano molto curati. Le donne dell’epoca usavano metodi che a noi possono sembrare bizzarri, ma che erano i soli disponibili o i più efficaci ai loro tempi. Ci sono diversi volumi che raccolgono le strategie di bellezza, consigli e intrugli da usare per migliorare l’aspetto delle chiome. E anche allora i capelli venivano tinti o schiariti.
Per diventare bionde o per regalare alla capigliatura caldi riflessi dorati, le donne veneziane, per esempio, si esponevano al sole con i capelli raccolti e ricoperti di una mistura a base di urina e aceto. Il risultato? Grazie alla reazione dell’ammoniaca naturale contenuta nella pipì si avevano sfumature dal giallo oro al rosso Tiziano, a seconda del colore di partenza.

La bellezza oggi è diversa?
Oggi i canoni di bellezza sono diversi e anche le pratiche estetiche, e forse i generi sono anche più ampi: si va dalla prorompente Marilyn Monroe icona di seduzione, a Audrey Hepburn simbolo di eleganza e raffinatezza.
La bellezza continua a cambiare: basta pensare a come è cambiata la moda delle sopracciglia, dall’azzeramento degli anni ‘60, ’70, all’attuale infoltimento, per cui si ricorre anche al tattoo.
La chirurgia estetica e plastica poi ha dato un’accelerata verso una perfezione tanto sognata quanto osannata. Com’è la bellezza oggi? È svelta, dinamica, tiene il passo svelto delle mode, ma forse abbraccia e si apprezzano molti più aspetti e dettagli di un tempo.
