La Mole ha perso la guglia
A Torino le novità verticali fanno discutere da sempre.
Anche la Mole Antonelliana, quando venne costruita, attirò su di sé un forte risentimento popolare: ai torinesi non piaceva affatto l’idea di un edificio così alto, spregiudicato, pericoloso.
L’edificio nacque come sinagoga, poco dopo il riconoscimento del diritto di culto da parte di re Carlo Alberto, ma sin dall’inizio, il suo ardito slancio, la guglia fuori proporzione rispetto al centro barocco, suscitarono critiche, perplessità e rifiuto.

Tra l’altro il progetto di Antonelli non fu subito chiaro nemmeno all’autore: venne cambiato più volte in cantiere e durante i lavori l’architetto novarese decise di aumentare l’altezza della volta. Così dai 47 metri originari si passò ai 167 finali, sorprendendo gli stessi committenti, la comunità ebraica che, visto il lievitare dei costi, preferì abbandonare i lavori. La Sinagoga infatti fu poi costruita a San Salvario.
Le critiche feroci al progetto riguardavano non solo l’estetica, ma anche la stabilità della Mole stesa. Come poteva quell’edificio, ai tempi il più alto al mondo interamente in muratura, restare in piedi? E in effetti chi ai tempi storceva il naso qualche ragione ce l’aveva. Vero che Antonelli inventò, con la Mole già in costruzione, un sistema di catene e tiranti in ferro, legati ad archi in mattoni, in modo da rafforzare la struttura.
Però già l’11 agosto del 1904, durante una tempesta, un fulmine colpisce in pieno il genio alato posto alla sommità della guglia, provocandone la caduta. Quasi per miracolo, la statua rimane in bilico sul balcone sottostante. Nel 1906 si decide comunque di sostituire il Genio alato con una stella a cinque punte del diametro di circa 4 metri. Il Genio originale è oggi conservato all’interno della Mole e viene scambiato per un angelo.
Ma i dubbi sulla stabilità strutturale furono tristemente confermati nel 1953, quando un tornado spezzò la guglia della costruzione. Le cronache dell’epoca raccontano che “Il nubifragio si è verificato dopo una giornata di caldo assolutamente fuori norma: in quei giorni si toccarono i 35.8 gradi, tuttora il record storico per il mese di maggio in Piemonte. Alle 19.30 del 23 maggio, le raffiche di vento provocarono il distacco della guglia della Mole. Un boato spaventoso che si udì per gran parte della città, allora meno vasta di oggi. Si erano staccati gli ultimi 47 metri della guglia, circa 400 tonnellate, che si schiantarono a terra senza, incredibilmente, colpire nessuno. Le macerie infatti precipitarono nel giardino della sede Rai“.
Questo il bollettino della rivista della Società Metereologica Italiana: “Alle ore 19 le nubi caliginose bassissime avanzanti da N e NE sovrastavano i margini orientali di Torino e si estendevano, spinte da vento violentissimo, su tutta la città, oscurando l’atmosfera, rendendo penoso il respiro e depositando ovunque terra impalpabile e sabbia fine, anche nell’interno delle case”.
La guglia viene ricostruita nel giro di un quinquennio, non più in sola muratura (perdendo perciò i vari primati) ma sorretta da un’armatura metallica. Nel 1961 viene anche riposizionata la stella, non più a cinque punte ma a dodici, tridimensionale, di una dimensione ridotta con annesso sistema parafulmine.
Il progetto datato 16 dicembre 1957 è degli ingegneri Giuseppe Albenga e Arturo Denusso. L’ingegner Aristide Antoldi della Snos di Savigliano curò le parti metalliche, la ditta del geometra Giulio Gonnet ebbe l’appalto della ricostruzione. Addio ai mattoni dell’Antonelli. La guglia ricostruita era una protesi di acciaio. Ma almeno la Mole tornava al suo aspetto originale.
La nuova stella – ne diresse la costruzione l’operaio specializzato Giuseppe Perottino (nella foto dell’Archivio storico Città di Savigliano) è costituita da un nucleo a forma di dodecaedro – solido ottenuto unendo 12 pentagoni regolari – da cui si staccano altrettante punte di forma piramidale. Nel caso specifico, i lati dei pentagoni sono di 17 centimetri e le punte sono lunghe un metro.
